Questo”toc toc” è una delle musiche da me preferite in questo ultimo periodo.

Sono nel lettone della camera 553 nella mitica Locanda Solferino, in Brera.

Apro ad una cortesissima cameriera che, silenziosamente, mi appoggia il vassoio della colazione sul comò ed esce.

Una piccola magia. Cappuccino, brioche salata di pasticceria (e c’è la sua bella differenza), e la classica spremuta di arance. Il vassoio è un bellissimo still-life, ma con zero compassione lo sbrano in un secondo.

Vado a fare barba/doccia. Grande, con una bella finestra con balcone che unisce le due stanze; tanti particolari di mio gusto, specchi molati, termosifoni di ghisa, tappeto, un bel quadro, come si chiamava una volta: la stanza da bagno.

 

Sono a Milano, oggi devo scattare un ritratto a tre fratelli.

Lo studio fotografico è sui Navigli, devo decidere: Tram o Metropolitana? Tutt’e due. Scendo a Porta Genova, salto sul 2 e sobbalzando sulle rotaie arrivo verso le nove e mezza.

Studio White, il mio preferito. Lo gestisce quello che per me è un fratello, è stato il miglior assistente che ho avuto, Roberto…faro’ un post solo per lui.

Oggi lavoro con gli Arri. Luci fantastiche. Sono i classici faroni da cinema, enormi, pesantissimi. Fare ritratti con questa luce è difficile, è una luce “dura”, freddissima e potentissima, ma se riesci a domarla è la più bella! La sfido e ne piazzo due, colleghiamo il computer alla macchina, faccio il bilanciamento del bianco, e siamo pronti  per l’arrivo dei fratelli.

Ci vuole un caffè.

Come vi dicevo lo studio White è super top! Loft di 500 mq, fatto da un fotografo e quindi perfetto per le esigenze che normalmente devi affrontare durante uno shooting.

Sul grande soppalco due bei divani in pelle rossa, un tavolo di cristallo, una grande cucina, con l’immancabile macchina del Nespresso. Mi incuriosisce una capsula nuova, l’assaggio, espresso con peperoncino. Tremendo.

Oggi lavoro da solo, non c’è bisogno del grooming con dei bimbi maschi.

Sopratutto a casa arriva il veterinario: per Fabiana le cartilagini di Easy non sono ancora chiuse.

Mentre ascolto la mia personalissima playlist a manetta (serve a caricare tutte le energie che ho, per utilizzarle nella doma dei fratelli), arrivano.

La scena:

La prima ad apparire è la mamma con un mega trolley e subito dietro i tre, 6,11 ,13 con baffetti. Insieme al gruppo una nuvola di Diorissimo, antichissimo e pesantissimo.

La mamma, bella donna con tacco 12 alle dieci del mattino, vestita di nero, con passo e voce sicura, mi faceva un po’ paura, a Roberto anche , ai 3 zero.

In un attimo 3 bimbi erano come in un Luna Park con biglietto gratuito da soli. Il più piccolo arrampicato sul cavallettone enorme (che sosteneva il farone), appeso a testa in giù  si dondolava muovendo le ruote del cavallettone (non bloccate, perchè’ la luce la fai sul soggetto, non con il soggetto su).

Gli altri due fanno a gara per fare il danno più grande ed insopportabile che puoi fare in uno studio fotografico. La pedata più alta possibile sul fondo continuo o Limbo. Cioè correre su una curva, tipo pista da skateboard, più in su possibile, al limite del ribaltamento… ribaltamento con strisciate lunghissime e nerissime. Questo vuol dire, verniciare a lavoro finito una superficie enorme 10×20 ad uovo, senza angoli ne’ in fondo, ne’ a destra ne’ a sinistra. Se ci stai in mezzo con il rullone da imbianchino a dare di bianco dopo un minuto cadi, non hai orientamento e per questo Roberto perde il suo storico buon umore, è roba sua, prima; ahimè diventa mia dopo, a consuntivo!

La mamma è ferma tra le due rampe di scale del soppalco, appoggiata sul parapetto (appunto) è ancora più grande ed agita le mani, tipo vigile in mezzo al traffico ma muta. Utilissima.

Con Robi ci guardiamo negli occhi, ci buttiamo nella mischia chiariamo chi è il più forte. IO. La mia impronta è più alta almeno 10 centimetri di quella di Robi e mezzo metro del migliore dei 3.

Ci mettiamo a lavorare e con la promessa di una rivincita (stravinta da me), facciamo delle belle foto.

Alla fine sudati e sporchi dalla battaglia non rispondo neanche alla mamma che da subito tirava a farsi fare un ritratto.

Abbiamo già un appuntamento per dopo Natale, con Fabi a fare trucco e parrucco, e forse anche uno stylist.

Ve l’avevo detto che che le due ore e mezzo da Tolè non le sento, ne sento pero’ il profumo e vedo Vasco che mi travolge e mi bacia.